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DUE PAROLE SULLA CRIMINOLOGIA (PARTE II)


La figura del criminologo ha iniziato ad affermarsi, soprattutto in Italia, solo recentemente, sia in ambito pratico, fattivo, reale sul campo che talora, aggiungo 'purtroppo', in ambito mediatico, ma quest'ultimo è un altro argomento, non meno rilevante, di cui non parlerò però in questa sede.

Il nostro sistema giudiziario, a differenza di quello anglosassone ha da sempre  privilegiato il momento inquisitorio a quello investigativo, ma con la riforma del codice di procedura penale, che ha in parte rivoluzionato la figura dell'avvocato, la Commissione Giustizia della Camera (21 aprile 2000) ha approvato in sede legislativa il provvedimento che prevede la collaborazione con gli avvocati difensori di altre figure professionali come  investigatori privati, criminologi, periti tecnici ecc,  per compiere indagini a tutela dei loro assistiti. Il ruolo della figura del criminologo ha quindi trovato trovato slancio non solo nella ricerca scientifica, con l'analisi delle cause e le conseguenze della azioni criminose, o anche nell'analisi dei vari aspetti della sicurezza, assumendo il ruolo di security manager, o nel effettuare  consulenze per le forze dfell'ordine e magistratura (art.220c.p.p.) ma anche come consulente di parte nell'analisi del singolo caso, nelle indagini difensive richieste dall'avvocato penalista a tutela del proprio assistito.

Si parla infatti di " giusto processo". Il diritto di difesa è un diritto dell'individuo,  secondo una concezione penalistica moderna il soggetto accusato di un reato ha quindi diritto di difendersi portanto prove, fatti, circorstane e testimonianze in modo paritetico agli organi deputati all'accusa.

Infatti il nostro sistema giuridico/processuale tende ad accertare fatti, circostanze, prove che possano giustificare una giusta pena per il soggetto imputato, dove per giusta pena si intende quella prevista dal Codice in base a specifiche circostanze.

Si comprende quindi quanto sia fondamentale per l'imputato poter avere la possibilità di avere mezzi e professionalità che lo aiutino a raccogliere le giuste prove,  a circostanziarle agli eventi specifici, permettendo una adeguata e congrua ricostruzione dei fatti.

Dobbiamo sempre tenere presente che ogni accertamento processuale è comunque un accertamento expost, e che la decisione del Giudice si basa su come i fatti vengono presentati, corcostanziati, sostenuti da prove testimoniali e tecniche. Il Giudice, perito peritorum, non può far altro che fondare la propria decisione su affermazioni probatorie che lo condurranno ad una o altro convincimento. I fatti assumeranno processualmente maggior o minor verità quanto più sostenuti da prove, che li dimostreranno possibili e/o probabili nel contesto del singolo caso a sostegno dell'una e dell'altra parte. La forza del contraddittorio tra le parti starà quindi non solo nel lavoro  a monte di analisi degli eventi, delle circostanze, delle prove ( repertuali, tecniche e testimoniali), che daranno forza alla ricostruzione degli eventi, ma anche dalla dialettica di chi tali ipotesi, sia accusatorie che difensive, sosterrà, in definitiva del Pubblico Ministero e del difensore.

Ecco perchè in quest'ottica la possibilità per il difensore di avere accesso allo stesso  materiale probatorio a disposizione dell' accusa, alle fonti di prova, ed a tutti gli elementi quindi reperiti o conosciuti in sede di indagini preliminari, è fondamentale per andare ad un vero contradditorio con parità di forze.

La riforma dell' art. 111 e le norme sulle investigazioni difensive rappresentano quindi una vera e sostanziale rivoluzione pratica rispetto al sistema precedente.

Naturalmente il vantaggio fornito all'imputato da questo nuovo sistema si concretizza quanto più l'avvocato difensore avrà le capacità di sfruttarlo, comprendendo di quali specialisti avvalersi, a quali periti rivolgersi.

Prima tra tutti la figura del criminologo quindi permetterà insieme all'avvocato di indirizzare la richiesta di collaborazione di eventuali altri periti con competenze adeguate e specifiche per ciascun fatto o prova da circostanziare.

E si torna al concetto a me tanto caro della multidisciplinarietà, il rivolgersi da parte dell'avvocato difensore alle competenze di terzi, conivolgendo più specialisti di settore in modo coordinato dovrebbe rappresentare una forza dello stesso legale e non una debolezza, come ahimè rientra a tuttoggi nella mentalità di non pochi.

Ritengo infatti che delle valide indagini difensive richiedano infatti spesso un pool di professionisti e la figura più adatta alla coordinazione del lavoro del pool stesso sia identificabile appunto nel criminologo che lavora sul campo.

Ad oggi non esiste però un vero Ordine dei criminologi ma semplicemente una Società, la Società italiana di Criminologia pauunto, che li raccoglie.

La formazione della figura del criminologo dovrebbe quindi essere quella della formazione universitaria e dei corsi di specializzazione post-laurea di settore partendo da professionalità di base più disparate, avvocati, medici, psicologi, ma anche ingegneri, biologi, sociologi... Sarà poi la storia professionale di base di provenienza, ed aggiungo la profesisonalità del singolo, a guidare successivamente l'applicazione pratica degli studi di criminologia dei singoli professionisti, o così almeno questo è quello che sarebbe auspicabile...

Giovanna Bellini

due parole sulla criminologia (parte ii)









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