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VITTIMOLOGIA E RELAZIONE VITTIMA-CARNEFICE



Dr. Enrico Maria Troisi

L'inviolabilità della libertà personale viene sancita dall'art. 13 della Costituzione Italiana. Rifiutato, cercatore di intimità, corteggiatore incompetente, rancoroso, predatore..Qualunque etichetta diamo allo stalker, ci troviamo comunque di fronte ad una persona che non tiene in alcuna reale considerazione la libertà del suo reciproco, dell'altro; e calpesta senza freno i suoi bisogni ed i suoi diritti. Ripetitivo, insistente, intrusivo, sgraziato, minaccioso, sgradevole, al limite violento, lo stalker si arroga il diritto di scegliere una persona e designarla quale vittima, su cui riversare un massiccio investimento ideo-affettivo basato sulle pretese di relazione reale, oppure parzialmente o totalmente immaginata. Lo stalker è la metafora vivente dell'oppressione.  La vittima stalkizzata percepisce intensamente la pressione psicologica legata alla coazione comportamentale del molestatore; prova nervosismo, sconcerto, preoccupazione e angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità e, pertanto, vive in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. La sua esistenza si va rarefacendo, e si scheletrizza. L'apprensione, l'umiliazione, il dolore, la paura possono confluire in una condizione di depressione e stress post-traumatico clinicamente significativi, mentre presto si affacciano serissime preoccupazioni per la propria incolumità fisica. La prospettiva della vittima è dunque quella di chi, intrappolato in uno scenario di guerra tenta di sopravvivere asimmetricamente sotto il tiro di un cecchino, dibattendosi fra paura, speranza, rabbia, delusione. A livello scientifico lattenzione alla vittima è comparsa solamente nella metà del novecento con i primi studi di Mendelson e Van Hentig, e, a livello di percezione sociale, il problema sembrerebbe aver assunto la consistenza di un mainstream; pertanto la vittima è stata finalmente considerata per i suoi bisogni, diritti e necessità con i rischi che comporta però la medializzazione intrusiva ed estensiva del fenomeno. 

Dall'analisi della letteratura emerge comunque che, in qualunque forma di violenza, e nello stalking in particolare, vittima e persecutore possiedono spesso caratteristiche psicologiche e/o psicopatologiche complementari, collusive. Le caratteristiche che i due attori della violenza (persecutore e vittima) hanno in comune, benché declinate in modi speculari possono riassumersi così:

  • DISTURBI DELL'ATTACCAMENTO PRIMARIO, ovvero quella forma di sicurezza (o insicurezza, dipendenza, evitamento, ecc.) che si acquisisce nelle prime fasi di sviluppo, tra bambino e chi se ne prende cura. Un attaccamento si considera sicuro allorquando si struttura grazie all'assimilazione di una figura che presta cure pronte, contenitive, prevedibili e costanti, in assenza delle quali si può costituire un modello di attaccamento disarmonico, disfunzionale, fino ad assumere connotati patologici. Nell'età adolescenziale e adulta il soggetto tenderà ad aspettarsi dal partner quelle modalità relazionali che ha interiorizzato da bambino, sia offrendo che determinando insicurezza, dipendenza, evitamento, distanza emozionale, aggressività, così come sperimentate nelle fasi precedenti dello sviluppo.

  • DIPENDENZA, ovvero l'incapacità di risolvere relazioni affettive considerate inadeguate o dolorose. Strettamente connessa al punto precedente, la dipendenza (affettiva) rende i soggetti di una relazione collusiva codipendenti reciprocamente, manipolativi, non liberi e non liberabili. 

  • PATOLOGIE DELL'IO. Sensazione di estrema rarefazione delle prospettive individuali future in assenza della persona amata, che, sebbene di fatto è disfunzionale per una sana relazione, è stata idealizzata nel bene e nel male, quindi trasformata, rappresentata quale oggetto molto importante, insopprimibile proprio perché strategica in un rapporto che serve ad alimentare gli aspetti carenziali e patologici di quell'Io.


Sulla base di queste premesse, si può spiegare come le vittime di stalking manifestino incapacità a far fronte in maniera proattiva alle richieste assillanti e alle minacce, riluttanza generale a sembrare inappropriate, che genera una minore efficacia nell'allontanare e nel prevenire le avances; necessità  di apparire socialmente competenti, che sacrifica l'efficacia personale (ma anche le persone relazionalmente competenti, potrebbero essere riluttanti a togliersi di impaccio da relazioni che coinvolgono ad es. innamorati insistenti, perché questo potrebbe causare dei problemi alla reputazione degli stessi (Metts, 1992) e si sentono colpevoli e preoccupate per loro)...

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