STALKING TALK
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PRIMI DATI DALLO SPORTELLO PO.ST.IT DI PISA


Osservazioni, Riflessioni, Interrogativi, Interventi ….

Dott.sa Sabrina Costantini, Psicologa Psicoterapeuta, Presidente Sportello Po.St.iT Pisa

Nel 2010, in seguito al crescente aumento di vittime di stalking, nasce a Pistoia il primo sportello Po.St.iT, ovvero la Postazione Stalking in Toscana, finanziata dalla regione Toscana. Lo sportello contiene fin dall’inizio il progetto di creare una rete di sportelli.

Da qui, nasce lo sportello di Firenze nel gennaio 2013 e quello di Pisa, nel maggio 2013.

Lo sportello Po.St.iT di Pisa, promosso dalla Provincia di Pisa, nasce in seno all’associazione Oltretutto, che si è allargata anche ad altre realtà di violenza, ovvero al mobbing e al bullismo (o mobbing scolastico).

Tutte condotte violente, diversificate solo dai contesti e dall’oggetto sottostante, nelle sue molte sfaccettature, ma di fatto accumunate da problemi di relazioni e da ciò che in esso è implicato.

Lo stalking è un fenomeno assai dilagante e allarmante, ce lo dicono i numeri. Il 20% della popolazione ha subito almeno una volta atti di stalking e la Toscana dal canto suo, viene seconda solo rispetto all’Emilia Romagna. Nel 2012 in Toscana vi sono stati 50 arresti, 370 denunce e 31 ammonimenti del questore!

Un quadro veramente triste!

Il nostro sportello su Pisa, nasce dall’esigenza di far fronte a questa realtà così importante e articolata, di non facile raffronto. Si tratta di un servizio che comprende un primo contatto, via telefono o via mail e un successivo contatto con gli operatori dello sportello.

Il servizio telefonico è attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 18.00, numero telefonico 366 2753616.

Il primo contatto effettivo con gli operatori dello sportello, ovvero due psicologi, avviene tramite appuntamento debitamente fissato, successivamente, se richiesto o necessario è possibile avere una o più consulenze legali, da parte degli avvocati facenti parte dell’associazione.

Le consulenze ed il sostegno psicologico sono totalmente gratuite. Ricordiamo inoltre che il nostro spazio è rivolto sia a donne che a uomini, vittime e persecutori.

Dal maggio scorso ad oggi sono trascorsi pochi mesi, ma il servizio non ha tardato ad essere contattato. I numeri non sono ancora significativi, ma si possono fare delle considerazioni più ampie.

Intanto le vittime, conformemente ai dati nazionali, sono per il 70% donne e per il 30% uomini. Il livello di scolarità è medio-alto, la nazionalità italiana, il range d’età va dai 23 ai 65 anni, con una concentrazione nella fascia d’età che va dai 30 ai 40 anni. La grande maggioranza di loro sono casi di “ex”, ovvero di relazioni terminate, però vi sono stati anche casi di stalking familiare e condominiale.

Il primo interessante dato, riguarda il fatto che circa la metà delle persone che ci hanno contattato, non sono pervenute allo sportello. Eppure, alcune di loro raccontavano al telefono o per sms, anche con dovizia di dettagli, quanto stava loro capitando.

Ci siamo interrogati sulle possibili cause e sul possibile significato.

Una piccola parte di queste persone, ci ha contattato da altre regioni per avere informazioni, per cui come nella corretta logica dell’intervento, più utile ed economico possibile, sono state fornite informazioni e anche riferimenti di strutture e/o associazioni sul territorio di provenienza.

L’altra parte di persone, in verità così bisognose di raccontarsi e dire quanto stavano subendo, non se la sono sentita di venire direttamente o hanno mancato l’appuntamento senza preavviso, o disdetto poco prima. Probabilmente la strada della richiesta d’aiuto è ancora difficile e lontana, per alcune persone, si innescano processi di paura, di vergogna, meccanismi di negazione e di salvataggio potenti.

Spesso le vittime di violenza, di ogni tipo di violenza, hanno paura a denunciare e per denuncia non mi riferisco alla denuncia legale, ma semplicemente al raccontarsi raccontando, che equivale a denunciarsi, a rendersi più reale e visibile la propria condizione, prima di tutto a sé stessi. Mettersela davanti agli occhi, esplicitandola e snocciolandola in ogni suo passaggio, significa non poter più far finta di niente, non poterci più passare sopra, non poter negare più quanto si sta subendo.

Spesso questo spaventa tantissimo, le vittime temono molte cose, la più eclatante, nel caso di stalker violenti, a livello di minaccia di vita, è la paura della ritorsione, della vendetta, dell’incattivimento, nei casi meno violenti c’è la paura di sentirsi cattivi, il senso di colpa, la paura di essere responsabili, di non aver fatto abbastanza, di perdere l’altro, ecc. Sì la paura di perdere l’altro anche se si tratta di un altro tormentante, perché comunque chi ha sempre conosciuto quel tipo di partner lo preferisce al niente! Perdere il partner, qualunque esso sia, significa rimanere soli! In un mondo pieno ed in movimento come il nostro, rimanere soli comporta molta angoscia, a cui spesso non si è abituati.

Alla fine la più grande paura consiste nel mettersi di fronte alle cose, che ti obbliga a doverle cambiare.

Come operatori quindi ci impegniamo ad osservarci, a capire come poterci migliorare, a trovare la strada per essere ancor meglio d’aiuto.

Però è anche vero che alcune persone hanno bisogno di tempo, un tempo con delle pause di latenza.

Talvolta il primo contatto è una prima forma di avvicinamento, un assaggio, solo in un secondo momento si riuscirà a chiedere davvero aiuto. Anche queste modalità e questi tempi devono essere rispettati, spingere troppo prematuramente significa rischiare di forzare qualcuno che non si sente ancora pronto, quindi apportargli l’ennesima violenza.

Mi viene in mente proprio il caso di un ragazzo, uno stalker, pervenuto al servizio. Gli abbiamo somministrato un questionario per valutare la propensione al comportamento molestante. Il risultato alle varie voci è stato abbastanza moderato. La persona alla fine ha commentato “Però se lo avessi fatto un anno fa, sarebbe venuto diverso” (un anno fa è stato il momento più acuto in cui s’è scatenata la sua condotta molestante), per cui gli abbiamo risomministrato il questionario come se fosse un anno fa e in effetti tutte le condotte erano estreme (affermazioni come “Ho bisogno di un partner per andare avanti”, “Non posso fare a meno di chiamare telefonicamente”, ecc.). Il commento finale è stato “Ma allora sono arrivato tardi!”

Non credo che sia arrivato tardi, è arrivato quando è riuscito ad arrivare, quando l’onda della sua sofferenza è scemata al punto di potersi guardare a distanza. Certamente, se fosse arrivato prima potevano essere evitate tante sofferenze, ma è andata così e non è troppo tardi, perché l’intervento sugli stalker è fondamentale, costituisce l’altra faccia della medaglia, il vero lavoro di prevenzione. Non solo perché lavoriamo sull’altro polo, che per quanto responsabile dei maltrattamenti, comunque anch’essi vittime di sé stessi e di un contesto di appartenenza, ma anche perché lavorare con chi compie violenza costituisce un atto profondo di prevenzione primaria. Si interviene perché quel persecutore cambi modalità di risposta nei confronti degli altri, perché fermi la propria violenza e accresca la consapevolezza.

Gli stalker arrivati autonomamente al servizio, inoltre sono giovani e questo ci dice varie cose, prima di tutto che sono persone che non hanno ancora avuto tempo di “mietere” tante vittime e di mettersi nei guai, secondariamente abbiamo visto che sono persone confuse, disorientate, qualcuno le ha chiamate stalker, oppure hanno letto qualcosa che li ha richiamati e non sanno se lo sono o meno. Più o meno indirettamente arrivano per formulare questa domanda ed avere una risposta in merito.

Io non amo le etichette e neanche quest’etichetta “stalker” mi piace, non serve usarla, ma serve far vedere loro che certi atti violano la libertà, l’integrità e l’autonomia dell’altro. Certi atti sono violenza. Questo processo di non giudizio, ma di accompagnamento alla responsabilizzazione e al riconoscimento è già un grande spiraglio di cambiamento.

Procedendo a descrivere l’andamento degli utenti pervenuti al nostro servizio, potremmo dire che ha visto una prima fase a ridosso dell’estate e una seconda fase successiva.

La prima fase, iniziata col caldo ha visto l’accesso quasi unicamente di persone che in realtà non presentavano problematiche di stalking, si trattava per lo più di disturbi psichiatrici importanti, protratti per lungo tempo, persone già in cura o comunque seguite a fasi altalenanti dai servizi. La risposta in questo caso è stata il reinvio alle strutture di competenza o ai curanti che avevano già in carico la persona.

Su questo potremmo riflettere molto, questo tipo di accesso ci ricorda che in certi momenti dell’anno come nei mesi estivi, le persone con disagi si sentono ancora più pressate e angosciate dall’idea di non essere seguite o essere abbandonate, accresciute dalla minore presenza degli operatori in turnazione per le ferie. Si agisce quindi il bisogno di verificare la presenza di altri operatori e servizi. [...]

Associazione Oltretutto Sportello Po.St.iT Postazione Stalking in Toscana, sede di Pisa, cell. 366 2753616, sportellostalking [at] gmail.com

TOSCANA PISA
(From giovedì 12 dicembre 2013, never expire)

primi dati dallo sportello po.st.it di pisa









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